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Suonare Rilassati, Ma Come? Una Possibile Risposta..

Spesso mi capita, in particolar modo a scuola, di notare delle tensioni nella maniera di suonare dei miei allievi e vorrei dare il mio consiglio a chi pensa di poter avere questo problema.




Ci tengo a precisare che non ho affrontato alcuno studio di tipo neurologico sulla materia e che le mie impressioni derivano dall'esperienza personale e da come credo di aver risolto alcune problematiche riguardanti il rapporto con la chitarra.

Per anni mi sono chiesto come potessi rilassare la muscolatura per riuscire a migliorare le mie prestazioni tecniche, non solo in rapidità ma anche nella qualità del suono e di conseguenza nella qualità della mia musica.

Passati un po' di anni credo di aver capito che tutto parta dal cervello e dalla nostra maniera di captare e immaginare il suono che andremo a produrre.

Leggendo un libro di Wynton Marsalis (famoso trombettista jazz), mi è rimasto impresso un consiglio che Wayne Shorter gli diede quando era ragazzo e che lo stesso Marsalis riportava nel libro: "Ogni mattina saluta le note una per una". Appena letto questo consiglio ho immediatamente capito quanta sia l'importanza che i grandi musicisti danno ai minimi particolari, a quelli che molti considerano superflui, scontati.

Perchè salutare le note ogni mattina una per una?

Credo che sia semplicemente la porta per entrare profondamente in contatto con il suono del proprio strumento e, di conseguenza, trovare la naturalezza nel suonare la nostra musica.

Questo procedimento di associazione al suono, inizialmente lento (bastano pochi minuti al giorno), e poi leggermente accelerato, può anche essere affiancato dal canto delle note simultaneamente alla loro esecuzione sullo strumento; questa sicuramente è la soluzione che più mi ha aiutato nel mio percorso di acquisizione della tecnica strumentale.

Questa maniera di vivere la musica (attraverso il canto), è diventata per me una componente fondamentale e si esprime anche nella composizione dei miei brani, che scrivo sempre cantando e cercando una via per la melodia.

La velocità arriva poi con la calma e l'esercizio ma soprattutto quando arriva è suffragata da una connessione cervello-mani finemente sviluppata.

Nel video qui sotto (registrato nel 2011), trovate un esempio di ciò che sto studiando da anni (in questo caso specifico, attribuendo anche a ogni nota un nome diverso), l'associazione tra pensiero e suono. Canto i primi tre chorus di assolo di John Coltrane sul brano Giant Steps (ovviamente impararli mi ha impegnato per un bel po' di tempo).

Nella stessa maniera ho imparato anche una dozzina di temi di Charlie Parker e anche quella sfida è stata entusiasmante!

Spero che questa mia esperienza possa esservi utile!


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